Connect with us

Personaggi

Mike Bongiorno visse a Torino in corso Marconi, fu l’inizio di una incredibile carriera

Published

on

Mike Bongiorno

Ha fatto la storia della televisione italiana insieme a Raimondo Vianello e Corrado, è passato dalla tv in bianco e nero a quella a colori facendo quiz che hanno appassionato milioni di spettatori e più generazioni. Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, al secolo Mike Bongiorno, non ha sicuramente bisogno di presentazioni dopo una vita passata davanti alle telecamere e sotto i riflettori. Ma non tutti sanno che la parte iniziale della vita del noto presentatore, quando era ancora uno studente e iniziava a intraprendere la carriera di giornalista sportivo, l’ha trascorsa a Torino, città in cui era nata anche sua mamma Enrica Carello nel 1894. L’ombra della Mole Antonelliana ha scandito l’adolescenza di colui che qualche anno dopo avrebbe di fatto portato la televisione in Italia.

L’abitazione in corso Marconi

Mike Bongiorno era nato in una famiglia molto agiata: il padre Philip era un noto avvocato (prima di morire fu candidato a sindaco di New York) mentre la madre arrivava da una famiglia borghese di Torino proprietaria di una fabbrica produttrice di fanali per auto, fondata nel 1876. Nato nel 1924 in America, il piccolo Mike si trasferì a Torino con la famiglia a soli sei anni in seguito al crollo della borsa di Wall Street che fece perdere tutto al padre. L’arrivo nel capoluogo piemontese doveva essere solo momentaneo, invece qui Mike Bongiorno ci rimase 15 anni vivendo prima in via Marenco e poi in corso Marconi (civico numero 22) che allora si chiamava corso Valentino e che oggi è a due passi dalla Movida di San Salvario. Studiò al liceo classico D’Azeglio e all’istituto Rosmini, anche se fu costretto a smettere con la scuola a causa della Seconda Guerra Mondiale e con l’invasione tedesca in Italia.

L’inizio della carriera tra Torino e Juventus

Il presentatore rivoluzionario e sicuro di sé non era il Mike Bongiorno dell’adolescenza torinese. Lo sport, in cui eccelse nel salto in alto a livello regionale, lo aiutò a sconfiggere la timidezza, ma non solo. L’argomento lo interessò così tanto che quando conobbe Luigi Cavallero, caporedattore della pagine sportive de La Stampa, iniziò la sua carriera giornalistica da galoppino seguendo gli allenamenti di Juventus e Torino e scrivendo delle corse ciclistiche che si svolgevano in Piemonte. Alla pari degli studi il «biondino» fu costretto a lasciare lavoro, scuola e la città di Torino per rifugiarsi sulle Alpi dove entrò a far parte dei gruppi partigiani. L’essere originario di New York gli salvò la vita quando nel 1944 si trovò di fronte un plotone di esecuzione nazista: il suo passaporto gli evitò la fucilazione ma non l’isolamento e poi la prigionia nel carcere di San Vittore.

Il ritorno a Torino per l’ultimo saluto

Tornato in America dopo la Guerra, Mike Bongiorno iniziò la carriera giornalistica abbandonando la carta stampata. Divenne inviato di una radio newyorkese e, quando nel 1952 tornò in Italia come corrispondente per la stessa emittente, si avvicinò alla Rai che gli propose di fare il radio giornale e alcune trasmissioni sperimentali. A dargli il via fu Vittorio Veltroni e da quel momento il giovane Mike divenne sempre più grande, fino a diventare il presentatore che tutti abbiamo imparato a conoscere negli anni. La città di Torino gli rimarrà nel cuore. Nel settembre 2009, quando si trovava in vacanza con la moglie a Monte Carlo, fu colpito da un infarto che gli costò la vita. Per lui il Consiglio dei Ministri decise per il funerale di Stato e successivamente venne sepolto nella tomba di famiglia a Dagnente, in Lombardia, nel comune di Arona. La cronaca però parla di trafugamenti della tomba e di arresti, fino alla decisione finale della moglie, la cremazione presso il cimitero Monumentale di Torino.

Trend

Copyright © 2017 Cosafareatorino.it